Catanzaro, professoressa dell’UMG lavora insieme alla collega ugandese per salvare gli albini in Africa: “The Albinism Project”.

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Donatella Paolino e Betty Udongo

Metti tre mesi insieme una professoressa universitaria italiana, Donatella Paolino del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica Umg di Catanzaro, e una collega ugandese, Betty Udongo, a lavorare per un ambizioso progetto: aiutare gli albini in Africa a proteggersi dai raggi del sole, per loro spesso letali, e al tempo stesso dalle violenze alle quali sono quotidianamente sottoposti. Ed ecco come nasce un progetto unico perché non si esaurisce nella solidarietà, ma sta diventando il simbolo anche di un’autentica empatia tra due donne, due realtà universitarie, due continenti sulla carta molto lontani, capaci invece di lavorare gomito a gomito per un obiettivo tanto scientifico quanto umanitario. Quello di mettere a punto filtri solari ad elevato fattore di protezione solare (spf), a beneficio delle persone con albinismo in Africa. Le creme e i prodotti solari sono di vitale importanza per le persone albine per la prevenzione di scottature e malattie gravi come il tumore della pelle, ma i costi elevati (20-26 € per un flacone) rendono i prodotti poco accessibili alla maggior parte degli interessati.

Donatella ha messo a disposizione di Betty la sua casa, la sua ospitalità, la collaborazione dell’ateneo catanzarese che alla professoressa ugandese ha aperto porte e laboratori della Scuola di Farmacia e nutraceutica, puntando a mettere a punto il know how tecnologico per permetterle di realizzare i prodotti solari in Africa, a basso costo e a partire dalle materie prime locali. Betty ha invece portato in dote le sue forti capacità e la sua incredibile tenacia nell’inseguire un sogno: produrre per il mercato africano filtri solari accessibili agli albini, offrendo loro protezione fisica dal sole ma anche – grazie a un importante progetto di sensibilizzazione sociale – dalla violenza di cui ancora al giorno d’oggi sono oggetto, a causa del colore della loro pelle.

Foto Antonino Condorelli /The Albinism Project

E qui entra in gioco l’elemento che fa da collante tra scienza e impegno sociale:The Albinism Project”, progetto fotogiornalistico e umanitario – all’interno del quale rientra la collaborazione tra le professoresse Paolino e Udongo – pensato dal fotogiornalista catanzarese Antonino Condorelli che dal 2017 è impegnato nella realizzazione di un lavoro che si propone di raccontare attraverso testi e fotografie di impatto le difficoltà e la vita delle persone con albinismo in Africa. Grazie al contributo di alcune organizzazioni africane come “Albinism Umbrella”, il progetto racconterà la vita degli albini in KenyaTanzaniaUgandaMali e Malawi, anche attraverso un libro con un reportage fotogiornalistico e una parte scientifica redatta dalla professoressa Paolino e da altri docenti del Ce.Rc di Napoli. Infine, il progetto culminerà con una serie di mostre evento itineranti che verranno esibite nelle principali capitali europee.

Essere albino in Africa è più che altro una maledizione. Il degrado, situazioni di svantaggio, scarsi diritti umani, portano le persone con albinismo ad essere ultimi tra gli ultimi senza alcun diritto sociale, compreso quello alla salute. Ai problemi dovuti alla malattia come tumori della pelle, disturbi visivi e mancanza di concentrazione si aggiunge infatti la grave violenza a cui le persone albine sono sottoposte. Gli albini sono ritenute persone “magiche”, portatori di poteri soprannaturali. Ed è per questa ragione che vengono rapiti e uccisi dagli stregoni che utilizzano parti del loro corpo per produrre pozioni e riti propiziatori. L’incidenza delle persone con albinismo in Europa è di 1 su 20 mila mentre in Tanzania è di 1 su 1400, in Zimbabwe 1 su 4000 e concentrazioni simili sono presenti nei restanti paesi subsahariani. The Albinism Project si propone di incidere presso Governi africani, istituzioni europee e opinione pubbliche affinché si possano trovare soluzioni per il rispetto dei diritti umani e porre fine alle violenze nei confronti delle persone con albinismo.

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