Democrazia: in principio fu la Dc…poi la dissoluzione (ma basta riderci su con Zalone?)

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Foto www.repubblica.it (Francesca Gnocchi)

In principio fu la Democrazia Cristiana, un simpatico e complesso gruppo di oligarchi che compresero, prima degli altri, che per portare fuori dalle brutture e dalla depressione della Guerra un intero paese fosse necessario intervenire limitando al massimo la volontà popolare dando, però, l’impressione a ogni singolo individuo di essere fondamentale e decisivo per il destino del proprio paese. Fu subito chiaro che a servirci erano i soldi, e non gli stili di vita, dei paesi stranieri più progrediti di noi, così come fu evidente che alcuni concetti innovativi, quali ad esempio il welfare, andassero adattati alle caratteristiche antropologiche degli italiani.

Nacque, in tal modo, l’idea che solo donando al cittadino un futuro sereno e tranquillo sarebbe stato possibile ottenere, in cambio, vaste clientele da distribuire (al fine di mantenere in apparenza intatta la democrazia) tra più sigle di partiti. Lo diceva Rino Gaetano: “Dc, Psi, Pri, Pli … Cazzaniga!”, e quelle parole dimostravano l’esistenza di un’intellighenzia vera ma, purtroppo, perdente. E così si crearono il “posto fisso”, le baby pensioni, gli enti Inutili, insomma un sistema quasi perfetto avente un solo e unico difetto: l’impossibilità, per meri motivi economici e matematici, di durare in eterno. Del resto se oggi mi dicessero che i miei privilegi non saranno disponibili per i nipoti dei miei figli,  ritengo che alzerei le spalle dicendo : “eh purtroppo …”. In un tale contesto  monolitico e, tutto sommato, soddisfacente si è poi inserito un fattore deflagrante: l’avvento di una classe politica decisa a svuotare il granaio fino all’ultimo chicco, ostentando il proprio potere e infischiandosene completamente di tutto il resto della cittadinanza. E’ stato così abbattuto un pilastro portante della filosofia democristiana, vale a dire il principio che, pur facendo principalmente i propri interessi, a volte fosse necessario donare alcune briciole alle masse popolari e clientelari.

E’ stato commesso un errore uguale a quello che troviamo nella “Fattoria degli Animali” di George Orwell. I maiali, conquistato il potere e cacciato l’uomo, iniziarono a vivere come il precedente padrone e mostrarono brutalmente tale trasformazione al popolo di pecore che, durante la “rivoluzione” avevano convinto a gridare : “Quattro gambe buono, due gambe cattivo”. “Fortunatamente” l’impatto di tali avvenimenti, nel nostro mondo e non in quello di Orwell, è stato  ben contenuto grazie al potere dei mass- media che, lentamente, ma inesorabilmente, hanno riportato alla calma la popolazione. Il danno però era fatto: come spiegare che, a causa di una gestione da cicale, dal 2000 in poi non sarebbe stato più possibile assicurare al comune cittadino pensioni e liquidazioni alla fine della carriera lavorativa?

Ed allora, sondaggi alla mano e lacrime negli occhi delle ministre, si è deciso di colpire un paio di generazioni poco importanti come potenziali masse di votanti: andranno in pensione solo dopo quaranta/cinquanta anni di lavoro e, quindi , ove non optassero per una dignitosa morte, non avrebbero comunque più la forza di contestare nulla. Per i giovani si è invece deciso di utilizzare un cambiamento linguistico: il posto a tempo determinato è stato definito a tempo indeterminato; poco importa se, grazie all’eliminazione dell’articolo 18 dello statuto dei Lavoratori, dopo qualche anno, finiti gli sgravi fiscali, i datori di lavoro potranno tranquillamente mandare a casa i lavoratori che nel frattempo hanno anche contratto un mutuo per ottenere quella casa (meglio, così la usano di più standoci dentro da disoccupati!) .
Grazie a Sordi a Verdone e a Zalone abbiamo scelto di ridere di questi argomenti, con il placet dei potenti che non temono un popolo che fa la fila contento per vedere  al cinema in quale modo viene preso per i fondelli nella realtà. Probabilmente la vera democrazia, insieme alla gestione giusta e corretta del potere, è stata sepolta insieme ai giovani morti in guerra, ai ragazzi “rossi & neri”, uccisisi tra loro in nome di strani ideali (pochi giorni fa ricorreva l’anniversario della strage di Acca Larentia) e alle tante persone disperate che spesso scelgono soluzioni tragiche per risolvere i loro problemi economici.

Giorgio de Filippis

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