Don Peppino Gualtieri, cento anni da imprenditore, papà e nonno. La festa, la targa del Comune, la commozione…

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peppino gualtieri
Don Peppino con le famiglie dei figli Marisa, Giovanna, Alfonso ed Ernesto, i nipoti e i pro-nipotini
Don Peppino con i nipoti Stefania, Carmen, Aurora, Domenico, Giuseppe e Sofia

Cento anni per don Peppino Gualtieri. Festeggiare il centenario circondato dall’abbraccio della sua allegra e numerosa famiglia, nella calda atmosfera di una festa organizzata per lui in ogni dettaglio, con il riconoscimento dei tanti meriti della sua lunga vita di imprenditore al servizio della comunità da parte del primo cittadino di Soverato, Ernesto Alecci. Così Giuseppe Gualtieri, al secolo don Peppino, ha celebrato ieri sera, 12 ottobre, le sue cento candeline. Nato nel 1907 a Davoli superiore (Cz) ultimo di diciotto figli, chiamato Giuseppe come il papà fabbro che perse a un anno, fu cresciuto dalla mamma, tessitrice, tra stenti e miseria, ma anche tanto affetto e tenacia nell’andare avanti. E il piccolo Giuseppe di grinta ne aveva: a 12 anni era già apprendista fabbro a Soverato dal signor Cavallaro, pochi anni dopo, tornato a Davoli, si adattò a fare tutti i lavori, da maniscalco a stagnino, mostrando talento manuale tanto da colpire un notabile del luogo che gli propose di portarlo con sé a Milano.

La torta di compleanno

Una sfida accettata: a 16 anni Peppino si trasferì a Milano dove fu assunto alla Siai Savoia-Marchetti, tra le principali industrie aeronautiche italiane. Per andare a lavorare percorreva ogni giorno 20 chilometri in bicicletta, ma la fatica come al solito non lo spaventava: anche qui fu notato e apprezzato, accumulando nozioni ed esperienza soprattutto nella costruzione dei frigoriferi, che gli servirono quando negli anni della seconda guerra mondiale l’industria entrò in difficoltà. Giuseppe scelse allora di tornare in Calabria per dare un contributo alla sua terra. Iniziò con alcuni macchinari che aveva comprato a Milano e un piccolo laboratorio, e ben presto la sua Silafrigor diventò la prima fabbrica di impianti frigoriferi iscritta alla camera di commercio di Catanzaro, prima nel suo genere in Calabria, con ventiquattro dipendenti.

La targa del Comune di Soverato

In seguito don Peppino diventò anche costruttore, affittando grandi immobili agli enti pubblici e contribuendo alla realizzazione di tutte le scuole di Soverato: l’istituto alberghiero, l’istituto tecnico economico, la scuola media, il liceo scientifico e l’ex “geometra”, oltre alla caserma dei Carabinieri e della Finanza.  Nel frattempo, sposato con Carmelina Sarno, ebbe sei figli che crebbe all’insegna della dedizione al lavoro e alla famiglia, i suoi valori fondanti. Valori che ieri ha visto riflessi nella gioia e nell’allegria di una festa organizzata per lui in ogni dettaglio, alla quale non è mancato il suo amato karaoke e il suo momento danzante, nonché la poesia dei nipoti letta dal quindicenne Giuseppe. Nonostante la cecità che lo ha colpito nel 2010, don Peppino non ha perso il suo entusiasmo per le piccole grandi gioie della vita, né la speranza che una nuova scoperta scientifica gli restituisca non solo le emozioni e i sapori ma anche i colori di questa straordinaria esistenza vissuta fino in fondo. “Grazie a don Peppino Gualtieri per aver prediletto la Calabria al Nord Italia e aver contribuito all’elevazione socio-economica di Soverato, il suo traguardo è motivo di gioia e luce di speranza per l’intera comunità”, lo ha elogiato il sindaco Alecci, consegnandogli una targa di encomio del Comune per un centenario che è anche “patrimonio importante per la nostra città”.

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