Parto in casa sicuro e ora (anche) rimborsato: la svolta della Calabria

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Il parto in casa presenta standard di sicurezza e appropriatezza dell’assistenza tali da essere un’ottima opzione in condizioni di fisiologia e rispetto delle linee guida. Ed è in grado di garantire maggior soddisfazione della donna, promuovere il benessere materno-infantile e una migliore organizzazione della rete territoriale relativa al percorso nascita. Dati scientifici e buone prassi ospedaliere italiane ed europee, infatti, raccontano una versione diversa dalla vulgata che ogni tanto si sente recitare non solo dalla gente comune che non mastica di fisiologia e patologia, ma anche da operatori del settore. Ecco perché la Regione Calabria ha deciso di approvare la legge che permetterà alle donne libertà di scelta del luogo del parto, garantendo loro il rimborso del parto domiciliare e l’attivazione della comunicazione con l’ospedale più vicino, per un raccordo tra figure di assistenza in casa e personale ospedaliero in caso di eventuale necessità. Un percorso già rodato, con ottimi risultati, in altre Regioni tra le quali il Piemonte, l’Emilia Romagna e il Lazio.

parto in casa
Da sinistra Guccione, Mignuoli, Scarpelli, Zinno e Santoro

Secondo gli esiti di salute presentati e discussi nell’affollata sala del convegno Il diritto della donna di partorire nel luogo che ritiene più sicuro – organizzato dalle associazioni Dall’Ostetrica e Infanzia e Adolescenza G. Rodari sabato scorso a Rende (Cs) alla presenza dei rappresentati delle istituzioni sanitarie e del consiglio regionale della Calabria – il tasso di mortalità e morbilità materno-infantile tra donne che hanno scelto l’assistenza domiciliare, donne che hanno partorito in ospedale alla presenza di sole ostetriche e partorienti in ospedale assistite da un medico è sovrapponibile. A cambiare è la probabilità che il neonato subisca interventi di rianimazione e aspirazione, che si riduce nelle donne che hanno scelto il parto in casa.

I messaggi delle tantissime donne vittime di violenza ostetrica #bastatacere

E se i dati e gli studi, snocciolati con grande puntualità da massimi esperti del settore come Michele Grandolfo, già direttore Dipartimento salute della donna dell’Iss, confermano che la strada da percorrere sia quella del rispetto della fisiologia del parto, sono state le testimonianze delle donne nel video in copertina a toccare nel vivo tutti i fili scoperti del percorso nascita in Calabria: eccesso di tagli cesarei, mancanza di protocollo vbac (parto naturale dopo cesareo) nella maggior parte degli ospedali, nonostante sia raccomandato dalle linee guida, eccessiva medicalizzazione con possibili interventi medici inutili e quindi dannosi, separazione ingiustificata di madre e bambino dopo la nascita, stress post-traumatico nella donna. Il tema della “violenza ostetrica” emerge prepotente dalle parole delle donne intervistate, un piccolo gruppo in rappresentanza delle circa 1000 già oggetto dell’indagine sul percorso nascita in Calabria realizzata dai collegi ostetrici di Cosenza e Reggio Calabria. A guidare l’incontro è stata Mimma Mignuoli, a capo del collegio cosentino fino a qualche mese fa, ora presidente dell’associazione Dall’Ostetrica, tra le prime ad aver promosso la legge insieme a Monica Zinno, presidente dell’associazione Rodari.

Salvatore Lo Presti, direttore dipartimento materno infantile ao Cosenza

Davanti a queste sollecitazioni Gianfranco Scarpelli, dirigente del settore emergenza-urgenza della Regione, ha confermato: “Siamo all’anno zero, abbiamo necessità di grandi cambiamenti per essere al passo con le realtà più avanzate”, mentre Salvatore Lopresti, direttore dipartimento materno-infantile dell’azienda ospedaliera di Cosenza, ha assicurato ascolto e approfondimento, non tralasciando le sue preoccupazioni su un percorso di integrazione asp/domicilio ancora da costruire. Significativi gli interventi della nuova presidente del collegio ostetriche cosentino Rita Domanico, dello psicologo Emilio Ruffolo e della ginecologa Sandra Morano (Università di Genova), fondatrice del primo Cni, centro nascita intraospedaliero in Italia, tra le prime ad aver capito che “le donne chiedono di non avere nel menù un’unica minestra ma di poter scegliere, in modo da superare la dannosa logica dell’ospedale-partificio“. Morano ha tracciato un’Italia divisa in due, con il diritto di scelta assicurato al centro-nord e praticamente negato al centro-sud, citando paesi dell’est come l’Ungheria come gli unici “messi peggio di noi”.

A illustrare lo studio canadese (Jansen PA et Al, CMJ 2009) sugli esiti di salute richiamati all’inizio dell’articolo tra i tre gruppi di donne (domicilio, centro ostetrico intraospedaliero e ospedale) è stata Rosaria Santoro, ostetrica pugliese con 136 parti in casa all’attivo, quasi la metà su pre-cesarizzate. Santoro ha posto l’accento non tanto e non solo sul parto in casa, ma sul rispetto della fisiologia della donna e del neonato, che dovrebbe essere l’unico linguaggio parlato sia in ospedale che al di fuori, superando inutili antagonismi tra medici e ostetriche, tra ospedaliere e libere professioniste. “E’ una sfida culturale contro miti e false credenze come la sicurezza tout court dell’ospedale, in una Regione dove sono stati tagliati i punti nascita e concentrati tutti i parti in pochi ospedali senza incrementarne personale e posti letto”, ha chiosato il consigliere regionale Carlo Guccione, sponsor di questa battaglia. “E infatti è nostra intenzione aggiornare presto questa legge – ha aggiunto Guccione – includendo le case maternità gestite da ostetriche”. La legge è stata approvata all’unanimità in commissione sanità e dovrebbe approvare in consiglio nei prossimi giorni, dopo l’ok della commissione bilancio sulla copertura finanziaria. “L’ambizione è far diventare questa Calabria purtroppo ai primi posti per mortalità infantile – ha concluso il consigliere Pd – in una regione all’avanguardia nel percorso nascita”.

Teresa Pittelli

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