Chi riesce a realizzare i propri sogni? Perché vedere Ballerina (al Supercinema Soverato)

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Banalizzando si potrebbe rispolverare a uso dei piccoli del 2017 il vecchio refrain di Karate Kid “passa la cera togli la cera” che ha appassionato milioni di ragazzi degli anni ’90 come me, o il mitico “Adrianaaaaaa” di Rocky IV, passando anche per Flashdance. Ma Ballerina, produzione franco-canadese a basso costo rispetto ai colossal Pixar, non è affatto banale. In un’ora e mezza ha appassionato in egual misura la mia piccola di tre anni così come la “grande” di sei e la nipote undicenne. Tutte accorse a vederlo, complici anche la pioggia e il pomeriggio uggioso di domenica scorsa, al Supercinema di Soverato, la sala miracolosamente riaperta a Natale dopo un periodo di chiusura, per la gioia di tutta la città. E se avessi portato il mio figlio di mezzo, cinquenne, sono sicura che avrebbe rapito anche lui. Il segreto?

Innanzitutto la caratterizzazione dei personaggi. Senza grandi effetti speciali, con tocchi non troppo precisi ma efficaci, Ballerina scolpisce a misura di bimbi la figura della povera orfana, Felicie, che sogna di diventare ballerina e fortunosamente arriva all’Opera de Paris dall’orfanatrofio in Bretagna dove è stata abbandonata. Ad accompagnarla il suo instancabile amico-ammiratore Victor, con il quale è cresciuta in istituto, che l’aiuta nella fuga. Personaggi topici, la piccola aspirante Ballerina che per raggiungere il suo obiettivo si macchia anche di qualche scorrettezza per poi redimersi con il talento, e il piccolo aspirante inventore pronto a correrle in aiuto ma capace anche di allontanarsi quando si sente ingiustamente rifiutato; e tanto ben delineati da renderli indimenticabili o comunque imprimerli a lungo nella memoria (la treenne adesso si sveglia la mattina chiedendo di raccontarle la storia e aggiungendo poi particolari di suo). Felicie con i suoi vestiti gualciti e la treccia rossa, la magia della sua ingenuità che insieme alla sua determinazione “fa accadere le cose”, le traversie che dovrà superare (sarà anche perseguitata dalla ricca e potente mamma-strega di una bionda e antipatica aspirante etoile) ci costringono – anche noi grandi sì – a fare il tifo per lei, in un crescendo di pathos che culmina nel gran finale.

Anche le sapienti coreografie di danza (non a caso firmate da Aurélie Dupont, direttrice del balletto dell’Opéra di Parigi), tanto quanto la ricostruzione di scene e atmosfere, in una Parigi alla vigilia della grande esposizione universale del 1889, quando la Tour Eiffel era ancora in costruzione, contribuiscono a rendere speciale l’atmosfera. Insomma, il film è ancora in programmazione (oggi alle 17, come da programma sulla pagina fb del Supercinema). Piccole sognatrici e piccoli esploratori, grandi che vogliono accompagnare i propri figli nel sogno del talento e della passione che tutto possono (in pieno stile “Se lo puoi sognare lo puoi fare!” di disneyana memoria): siete ancora in tempo per vederlo al cinema!

Teresa Pittelli

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