Soverato e Calabria, la provocazione: più strade meno ospedali…

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Un'immagine da "Il medico della mutua". www.cinemaitaliano.com

Stiamo lottando con rabbia e decisione per difendere i nostri ospedali, per contrastare il terribile “piano Scura”, che a regime priverebbe noi cittadini dei nosocomi che sono vicini alle nostre case e che ci danno la tranquillità e la fiducia di essere curati nel momento del bisogno. E’ quindi facile cavalcare la volontà popolare e contestare tagli e chiusure che nessuno vuole. Adunanze quasi oceaniche, cortei “molto partecipati”, applausi per chi propone soluzioni diverse da quella proposta dal’ingegnere inviato in Calabria dall’uomo che, senza essere stato eletto, governa l’Italia. Da vecchio democristiano ricordo benissimo i tempi in cui decollava la spesa sanitaria nazionale: medicine gratis per tutti, innanzitutto. Nei nostri salotti, accanto all’anice e al maraschino, avevano un posto privilegiato le bottiglie di un noto amaro medicinale piacevole come digestivo; lunga visita, una radiografia non si negava a nessuno, fare gli accertamenti era un momento di socializzazione e di amicizia.

Fiorivano ovunque, anche in Calabria, i piccoli ospedali: una fortuna per chi li doveva costruire, una manna per le popolazioni del posto. Se non eri già forestale, sicuramente potevi essere assunto, a tempo indeterminato, come cuoco, portantino, ausiliario, garantendo un futuro tranquillo alla tua famiglia  e costituendo uno splendido serbatoio di voti per il politico locale. Un primariato non si negava a nessuno e, tra medici e infermieri, tantissime persone avevano la possibilità di vivere serenamente ed economicamente soddisfatte. Tutto ciò ha rappresentato una modalità condivisa di spendere i soldi raccolti con le tasse di tutti i cittadini. Si è speso tantissimo per alimentare una sanità malata, che oggi e per i prossimi lustri presenterà bilanci molto difficili da risanare. Se si fossero investite le stesse somme nella creazione di strade e infrastrutture, oggi saremmo, forse, in grado di raggiungere, da qualsiasi angolo della Calabria, presidi ospedalieri perfettamente capaci di rispondere a qualsivoglia esigenza sanitaria.

Ne abbiamo avuto la prova quando, grazie a pochi chilometri di asfalto, ci si è accorti che arrivare a Germaneto (luogo dove si trova un presidio importante ma non completamente utilizzato)  rapidamente non è affatto un’impresa impossibile. Non si tratta di considerazioni che offendono la logica, eppure le contestazioni fioccano. Il processo, però, è avviato: Chiaravalle, Soverato, Lamezia, in parte anche Catanzaro sarebbero tappe inevitabili di un iter che, per evidente carenza di risorse economiche, porterà alla chiusura e alla ristrutturazione dei tanti ospedali esistenti in favore della costituzione di grandi poli, possibilmente eccellenti che saranno, e questo è il problema vero, raggiungibili con difficoltà da alcuni punti della nostra regione. E questo è il punto: un presidio ospedaliero in questo territorio serve eccome, ma bisognerebbe per una volta puntare solo sulla qualità dei professionisti e delle prestazioni, preservando i servizi ma tagliando i costi della mostruosa macchina amministrativa. Semplicemente quello che non pare si voglia fare! Se avessimo, al posto di molti professionisti della vita politica, solo rappresentanti preoccupati di fare il nostro bene, ascolteremmo innanzitutto le scuse per quello che non si è fatto negli ultimi trent’anni e poi parole serie e concrete capaci di spiegarci che, volendo, tra un paio di generazioni potremmo godere di un sistema sanitario economicamente sostenibile e anche valido per qualità professionali e mezzi tecnici.

Ma nessuno vuole scontentare oggi il popolo degli elettori, oppure legare il proprio nome a tagli e ridimensionamenti. Forse solo un ex direttore generale della asl di Siena che, in fondo, non dovrà vivere a lungo in Calabria, avendo interessi, parenti e familiari in altra parte d’Italia. Un genitore che evita di somministrare uno sciroppo dal gusto poco piacevole al proprio figlio, sarà molto apprezzato dal bambino, ma, probabilmente, non riuscirà mai a guarirlo.“L’Ospedale non si tocca” è il grido di battaglia: in realtà sono i posti di lavoro e i voti ad essi collegati che si vogliono tutelare, più che i servizi. Il nostro sistema clientelare, capace di resistere a tutte le rare ondate di democrazia, è talmente solido da garantire l’impunità a tutti quelli che pensano di poter spendere i nostri soldi in maniera da negare il futuro a noi e a chi ci seguirà, così come hanno già fatto  i tanti governi nazionali e locali formati dai soliti oligarchi che, alla fine, si sono sempre fatti curare da importanti ed esperti primari di ospedali settentrionali o addirittura all’estero.

 Giorgio de Filippis

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