Soverato, l’oratorio Laura Vicuna in visita al Centro solidarietà di don Battaglia

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ORATORIO LAURA VICUNA IN VISITA AL CENTRO DI SOLIDARIETA’. La vita non è scritta da nessuna parte. Nessuno ha il potere di sapere cosa ci aspetta, però c’è sempre tempo per cambiarla, per prenderla in mano e renderla un’opera d’arte. E’ stato questo il messaggio che hanno lasciato i ragazzi del Centro Calabrese di Solidarietà di Catanzaro ai noi giovani animatori dell’oratorio Laura Vicuña di Soverato, che in occasione della Pasqua ha voluto sperimentare questa magnifica esperienza. Grazie a due figlie di Maria Ausiliatrice, suor Rosa Chiaravalloti e suor Roberta Pica, abbiamo vissuto il vero significato della rinascita, la vera essenza del non arrendersi davanti a niente e di riflettere prima di buttarsi a capofitto nella vita.

Ci hanno regalato emozioni stupende, ci hanno fatto comprendere che la loro libertà non dipende dall’uscita di carcere o dal sentirsi liberi di fare ciò che si vuole, ma liberi di essere persone, liberi di ritornare ad essere quelli di una volta senza condizioni prefissate. Obiettivo difficile da raggiungere? Lottano con le loro forze tutti i giorni, ce la mettono davvero tutta e noi siamo fermamente convinti che riusciranno ad essere felici, felici come meritano. Basta un pizzico di fiducia in se stessi, alla fine. Ci affianchiamo un po’ tutti noi a loro, amiamo la libertà, la spensieratezza e lottiamo per essere i ragazzi del domani con dei sogni nel cassetto e il sorriso nel cuore.

Veri e propri maestri di vita i ragazzi del centro che, aiutati e sostenuti dal presidente don Mimmo Battaglia, ci hanno raccontato le loro storie, si sono aperti senza vergogna, dimostrando che tutti, nel proprio piccolo, siamo importanti. Storie piene di dolore, piene di rammarico e pieni di ricordi troppo difficili da cancellare e da ripercorrere. Ma nessuno ha un ruolo di secondo piano, tutti siamo protagonisti della nostra storia e tutti possiamo davvero cambiare per avere un futuro migliore. Gli sbagli si fanno, ma si può rimediare. La testimonianza degli operatori è stata l’ennesima convinzione che nessuno è diverso: il diverso fa paura e loro ci hanno dimostrato che niente è come loro; ci hanno fatto capire che i pregiudizi, il più delle volte, non descrivono la vera identità delle persone, ma limitano a una descrizione troppo frettolosa. Questa esperienza ci lascerà qualcosa di profondo e che porteremo sempre con noi. Ci siamo messi in gioco, ragazzi del centro compresi, e il tutto si è concluso con un sorriso in una foto ricordo e con la promessa di rivederci al più presto.

Giulia Marlen Chiaravalloti

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