“Ciao Caterina” a Soverato commuove e coinvolge il grande pubblico.

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2020
caterina
Locandina Ciao Caterina
Locandina rappresentazione Soverato

E’ stata necessaria una notte intera per assorbire il colpo mentale e spirituale infertomi, in qualità di spettatore, dalla rappresentazione scenica Ciao Caterina, riuscendo, alla fine, a fare ordine nella miriade di sentimenti in me suscitati. Ancora una volta il palcoscenico di quella bomboniera che è il Teatro Comunale di Soverato è diventato il centro di un mondo reale e al tempo stesso metafisico che ha catturato il pubblico arrivato su invito della Fidapa sezione di Soverato presieduta da Linda Lifrieri (incassi in parte devoluti alla onlus Ai confini del cielo per la realizzazione di un ospedale pediatrico a Medjugorie).

La Morte e tutto ciò che la circonda, l’immenso affetto che ci lega ai nostri figli, la voglia di andare oltre la linea del traguardo per poter ancora essere vicini alle persone alle quali vogliamo bene, la fisicità dell’affetto che viene superata dalla forza dei legami umani e dalla capacità di essere uniti anche quando il corpo non risponde più. Un lungo dialogo con la propria bambina che si sviluppa in una scena semplice ma ricca di significati. Una scatola illuminata dall’interno, culla ma anche contenitore di emozioni, una panca capace di trasformarsi in lettino dell’obitorio, un ripiano dove far apparire e scomparire la figura materna, deus ex machina della vita di un eterno Peter Pan capace di essere padre amato e importante pur riconoscendosi come “la glassa sopra un’ottima torta”, guarnizione importante di un dolce già magnifico.

La presenza scenica del perfetto Marco Paoli travolge, durante l’intero monologo, il pubblico che assiste sin dalla prima ecografia allo svilupparsi di un rapporto padre/figlia meravigliosamente intenso, profondamente reale e intimamente vero, nel quale, probabilmente, la persona più matura non è quella con il maggior numero di anni. La classica gelosia paterna nei confronti di un fiore che si prepara a sbocciare, l’amore reciproco che nasce attraverso la condivisione dei giochi, nello sport, nella quotidiana abitudine alla vita, si scontrano nell’impatto emotivamente dirompente della morte, imprevista e distruttrice, forza iconoclasta apparentemente vincente. Eppure alla fine è la Vita a trionfare: una vita diversa, una corrispondenza di amorosi sensi che travalica i limiti fisici e consente di essere vicini anche quando la realtà umana apparentemente non lo permetterebbe.

“Papà sei ingiusto quando non mi permetti di avere una vita sociale” dice la bimba, protagonista senza mai apparire, a soli quattro anni; la raccolta dei ritratti bizzarri che viene interrotta perché il Presente impedisce che ci sia un Futuro relegando nel Passato un altro dei tanti meravigliosi giochi che uniscono due cuori e due anime; la pioggia che sorprende sempre Figlia e genitore e che prelude ai rimproveri di una Madre comunque forte, parte integrante della Famiglia, riferimento necessario per la crescita di un nucleo unito e felice. Questi sono soltanto alcuni dei passaggi di una storia dove, paradossalmente, il nome Caterina è ripetuto soltanto due volte: e l’ultima è proprio quel “Ciao Caterina” che chiude la storia umana e fisica per aprire una porta meravigliosa che riesce a dare speranza anche agli spettatori che temevano l’epilogo ma che sono incoraggiati a guardare lontano, a pensare a un mondo metafisico ricco di vita, sentimenti e passioni capaci di rendere eterno l’essere umano.

La voce ed il canto, eleganti e raffinati, di un’eterea Vera Macchione hanno accompagnato e reso ancora più coinvolgente la scena. La regia precisa dello stesso Paoli, coadiuvato da Francesca Marchese ha reso appassionante una storia difficile ma dal grande valore pedagogico. L’intervento finale dell’ autrice Tiziana Iaquinta, pur attraverso un piccolo, ma necessario, momento di commozione, ha permesso di capire quanto l’essere umano, soprattutto nella sua versione femminile, sia forte e impetuoso; è difficile far nascere la speranza da un dramma, vincere i piccoli egoismi e le inutili stupidità che spesso ci caratterizzano e sembrano essere predominanti nella nostra vita: “Ciao Caterina” prima come libro e poi come trasposizione teatrale è capace di scuotere cuori e menti, con la forza di una volée tennistica, sport tanto caro al protagonista, che, giocata al momento giusto, permette di cogliere il punto decisivo per superare la difficoltà e vincere, tra gli applausi, la partita della vita.

Giorgio de Filippis

1 COMMENT

  1. E’ interessante il punto di vista di un uomo riguardo il rapporto con i propri figli e dalla visione di questo lavoro teatrale l’autore dell’ articolo prende spunto per parlare fra le righe del “suo” rapporto padre-figlio-a…
    Immagino che lei ne abbia, Giorgio, se mi permette di chiamarla per nome, forse è proprio padre di una bella ragazza, verso la quale sicuramente nutrirà sentimenti contrastanti, gelosia e possesso misti al desiderio di renderla libera, indipendente e di farla volare con le sue ali… Forse anche lei si sente un eterno Peter Pan, o “la glassa di un ottima torta” e sento che lo scrive tra l’amarezza di un adulto che si sente di decorazione rispetto ad un ruolo materno vissuto quasi come un ostacolo, ma comunque fondamentale, e la monelleria di un complice di giochi nascosti al controllo della madre persecutoria…
    Personalmente come figlia che ha avuto un ottimo rapporto con il suo papà mi piace pensarla come lei, il padre, come figura idealizzata o concreta è indispensabile per la crescita di una ragazza per il suo differenziarsi dalla madre e femmina come lei: un altro da sè che la porti in un universo nuovo e da lei completamente ignorato, un mondo di spensieratezza e a volte di piccole complicità in cui la figlia è l’unico oggetto d’amore. E non importa quanto questo duri : basta poco e lo ricordi per sempre.

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