La festa di Halloween, il ricordo dei morti e quel filo da non perdere…

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La messa al cimitero di Soverato in ricordo dei defunti (foto Oreste Montebello)
Foto Oreste Montebello
Cimitero di Soverato, ricorrenza dei defunti (foto Oreste Montebello)

Oggi la ricorrenza dei defunti è stata celebrata con varie cerimonie pubbliche e con tante piccole grandi tradizioni private a Soverato e dintorni. Nel cimitero cittadino, dove il via vai di folla fin dalla prima mattina è stato intenso, si è celebrata nel primo pomeriggio una messa in onore dei defunti officiata da don Gino Martucci, direttore dell’istituto salesiano di Soverato. E se è vero che i tanti riti e le tradizioni, anche gastronomiche, che caratterizzavano le giornate di Ognissanti e il ricordo dei defunti si stanno spesso perdendo, travolte dalla festa di Halloween che ormai ha preso piede nella sua versione più “americanata”, forse piuttosto che demonizzare quest’ultima, tracciando una netta linea di confine tra moda americana e tradizione cristiana, si potrebbero valorizzare l’una e l’altra. Cogliendone il valore del ricordo dei defunti e quello di esorcizzare la paura dell’ignoto e della morte come minimo comune denominatore.

halloween_r439_thumb400x275Anche perché secondo Luigi Lombardi Satriani, noto antropologo calabrese con cattedra a La Sapienza di Roma, la festa di Halloween non sarebbe altro che una contaminazione importata in America dagli emigranti calabresi, che trova proprio nella nostra regione le sue antiche origini. In un capitolo del suo libro “Il ponte di S. Giacomo” l’antropologo ricorda la tradizione di Serra San Bruno (Vv) dove per la ricorrenza dei morti i bambini  svuotano grosse zucche gialle, danno loro l’aspetto macabro di un teschio e vanno in giro per il paese chiedendo un’offerta. Secondo Lombardi Satriani, come spiega il sito italiamonews, è la tradizione del Coccalu di muortu, teschio di morto in dialetto serrese, di cui l’antropologo ha trovato traccia in Calabria molto prima che negli Usa iniziasse la tetra messa in scena di Halloween.

Una tradizione dal forte valore antropologico, per stabilire un contatto con i cari defunti e ricordarli, facendoli conoscere ai bambini. Bambini che andavano in giro a chiedere la “ricompensa” per il bel lavoro fatto sulla zucca (“Mi lo pagati lu coccalu?”), ricevendone spiccioli che utilizzavano per comprare dolci e leccornie. Un’antica versione dell’odierno “dolcetto o scherzetto”, dunque, senza le derive commerciali e i travestimenti horror della festa americana. Del resto in tutta la Calabria le tradizioni per onorare i defunti e farli “tornare” nei giorni loro dedicati sono antiche. In diversi paesi dell’Aspromonte, ad esempio, le famiglie mettevano sul tavolo un piatto pieno di cibo e una bottiglia di vino per farli accomodare, mentre nelle comunità italo-albanesi ci si avviava in corteo ai cimiteri, con benedizioni e preghiere per entrare in contatto con i defunti. Tra i dolci tipici, i biscotti chiamati “ossa dei morti”. I cari estinti tornavano per riempire di golosità e giocattoli i cesti lasciati la notte dai bambini vicino al letto, secondo la tradizione siciliana poi soppiantata dall’albero di Natale a partire dal dopoguerra: raccontata da Andrea Camilleri, in questi giorni è stata ripresa dai tanti fan dello scrittore e ha fatto il giro del web. Tanti i motivi, insomma, per recuperare in funzione positiva feste e riti, valorizzando il ricordo dei nostri morti, festeggiando il raccolto, esorcizzando le paure insieme ai bambini, riscoprendo le più antiche tradizioni popolari della nostra terra.

Teresa Pittelli

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