“Pino Gioffrè, galantuomo d’altri tempi”: il saluto della sua Soverato ai funerali

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Giuseppe Gioffrè

Giuseppe Gioffrè, un padre nobile della città – che ci ha appena lasciati – era nato nel 1925 a Soverato, in una famiglia di imprenditori laboriosi che fabbricavano doghe di castagno per le botti che esportavano soprattutto in Sicilia, nella zona di Marsala, ma anche all’estero; negli anni ’60, con la crisi del settore dovuta anche all’avvento della plastica, nasce la ditta edile fratelli Gioffré attiva nelle costruzioni. Un’azienda guidata da Pasqualino, Mario e appunto Pino, che con lungimiranza seppero arrivare ad avere quasi sessanta operai, depositi da Moltalto (Cs) a Pizzo (Vv) a Locri (Rc), oltre ai 9 mila metri quadrati in località Nigrello a Satriano Marina. Un luogo, questo, legato anche a uno dei ricordi più drammatici della vita della famiglia Gioffrè: il rapimento proprio di Pino insieme alla figlia Giuliana nei primissimi anni ’80.

“Un fatto che sconvolse la comunità soveratese oltre alla nostra famiglia, e che costò a mio padre e mia sorella tre lunghi mesi in mano ai rapitori, in una fossa scavata nel terreno alta un metro e venti. Un trauma difficile da superare, quando finalmente furono liberati, e che forse incise un po’ nella sua intraprendenza, sempre salda fino alla fine ma un po’ più cauta”, racconta il figlio Tommaso. Che aggiunge una verità molto importante: “Mio padre perdonò i suoi rapitori e tenne sempre a ricordare anche a noi l’importanza di questo perdono”, rivela Tommaso. Del resto generosità, umanità unite alla signorilità di un galantuomo di altri tempi sono stati i suoi tratti distintivi ricordati da tutti, nel mare di gente che ieri pomeriggio è accorsa ai funerali di don Pino per dargli l’estremo saluto nella parrocchia Maria Ss. Immacolata di Soverato. In molti tra loro ricordavano tanti episodi ed occasioni in cui il ragioniere Gioffrè ha avuto modo, nella sua posizione di imprenditore e costruttore così come nella sua semplice veste di concittadino, di aiutare chi aveva bisogno.

Tanti altri lo ricordano davanti al Miramare, seduto sulla panchina con gli amici di sempre, o sugli spalti del campo di calcio a tifare per la Virtus, della quale era stato presidente. Tra le altre sue iniziative aveva anche fondato il Rotary club di Soverato di cui era past president, oltre a essere tra gli organizzatori dei primi campionati off shore nelle acque del nostro litorale. Come ricorda sempre il figlio Tommaso, gli era molto cara la nota citazione di Corrado Alvaro: “La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile”. Una rettitudine alla quale invece Gioffrè, insieme ad altri galantuomini della sua epoca, ha improntato tutta la sua vita. Alla moglie Maria Scalamandrè e ai figli Tommaso, Giuliana, Stefano e Marcella le condoglianze e la vicinanza della redazione dell’Esuberante.it.

Teresa Pittelli

 

 

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