Soverato, come sta l’Ippocampo alla vigilia della “sua” notte? (foto e video)

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Da quando le casse del comune di Soverato sono vuote o quasi, capita di sentire in ambienti istituzionali che è necessario mettere mano al piano di alienazione e locazione dei gioielli di famiglia. Terreni, edifici e magazzini pronti per essere venduti al miglior offerente e, per fare cassa, magari anche a qualcosa in meno del prezzo di mercato. In periodo di vacche magre si cerca di realizzare il miglior profitto e il buon padre di famiglia corre ai ripari cercando di arrecare meno danno possibile alla già precaria situazione familiare. Le amministrazioni precedenti di quella attuale hanno realizzato opere pensate per la crescita della città, ricorrendo a finanziamenti europei e generando interessi e aspettative che purtroppo in parte sono state disattese. Parliamo dell’Acquario Comunale e del Parco marino regionale “Baia di Soverato”.

L'inaugurazione dell'acquario comunale nel 2010
Inaugurazione acquario comunale

Dopo la grande inaugurazione e qualche mese di attività, il civico acquario a seguito dell’alluvione del novembre 2011 si trasformò in una pozzanghera in cui il fango sfrattò pesci e molluschi. Vari tentativi hanno visto l’immobile rinascere e perire nuovamente.  E’ stata sede della pro loco di Soverato, che per due anni ha fatto fatica a pagare l’energia elettrica e le utenze idriche. Per fortuna le vasche erano vuote altrimenti il povero presidente Cervadoro avrebbe dovuto dare forfait anzi tempo. Abbiamo ospitato politici di caratura nazionale come Giorgia Meloni che tirava la volata in campagna elettorale al candidato di turno. E’ stato centro convegni ospitando fra i tanti un incontro dal titolo: “Il ruolo sociale dell’Arte Reale tra distorsioni e realtà” organizzato dalla Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori. E’ stata galleria d’arte. Sede di assemblee pubbliche su tematiche ambientali, turistiche e sanitarie. Tutto fuorché quello per cui l’acquario nacque. La storia dell’acquario si divide tra il prima e dopo l’alluvione.

02 piccoli cavallucci nati acquario comunale
Cavallucci marini nati nell’acquario

Nel prima l’acquario ebbe la sua inaugurazione, i suoi dirigenti e i suoi ospiti. Le scolaresche da ogni dove visitarono le vasche con i pesciolini dentro e alcuni fortunati riuscirono a vedere anche i piccoli di ippocampo nati in cattività. L’amministrazione del tempo aveva anche concordato con la Capitaneria di Porto un percorso culturale sulla storia della  Marina Militare che mai venne realizzato. Non divenne mai la sede di una “Piccola biblioteca (…) della Cultura del Mare” come scriveva nel lontano marzo 2010 il responsabile, Antonio Passafaro. Gli viene in soccorso, oggi, dopo cinque anni, il delegato al turismo spettacolo e cultura Emanuele Amoruso che, di fronte alle telecamere Rai di Buon giorno regione annuncia i programmi della giunta Alecci.

Il dopo alluvione è segnato dalla diretta tv in cui la giornalista Rai Emanuela Gemelli e Amoruso si aggirano come spettri tra le vasche vuote e alluvionate. E tra un amarcord e l’altro arriva la notizia: Amoruso pensa di traslocarci la biblioteca comunale che dovrà sloggiare dall’attuale sede. Tre milioni di euro di cui 700 mila a carico del Comune di Soverato con un mutuo ventennale, per un’opera al momento chiusa e inutilizzata nella quale andremo a consultare i libri della biblioteca comunale. Amoruso afferma che: “Visto che stiamo pagando le rate del mutuo almeno la utilizzo come sede della biblioteca comunale. Verrà utilizzata una piccola stanza e col tempo saranno riattivate le vasche”. Vedremo come e quando.

Foto E.Sestito (1005)L’altro gioiello di famiglia è il Parco Marino Regionale Baia di Soverato sede ufficiale dell’Ippocampo. Si perché sabato sera l’Ippocampo fa festa. Esce dall’acqua, va in giro per locali, negozi e balla sorseggiando un mojito.  Ha fatto la sua fugace apparizione al collo di belle donne con ornamenti di pietre preziose e oro bianco, ha incontrato il peperoncino di Soverato con cui ha lottato per la pole position al GP dei simboli mentre a giugno si è ritrovato nei pentoloni dei migliori cuochi della città, unto con sughi e guarnizioni da masterchef. L’ippocampo di Soverato resta comunque una specialità del nostro golfo, non culinaria per fortuna, perché sembra che non regga la cottura. Un’unicità che nel tempo, prima di essere dimenticato come specie ittica protetta e in via di estinzione, ha generato forti emozioni in coloro che per anni sono scesi in acqua ad ammirarlo. Storicamente Soverato è stata meta di subacquei di ogni parte del mondo, creando un indotto non indifferente in città. Tutto ciò prima e senza che la politica ci mettesse le mani sopra.

Costituito il parco che lo doveva tutelare e proteggere, di lì a poco sono iniziate le aggressioni costituite da opere di ingegneria civile che hanno stravolto le correnti nutritizie circolanti nella baia, seppellendo di fatto le praterie di Cymodecea nodosa in cui il cavalluccio trova ospitalità e nutrimento. La progettazione di opere a mare richiede a mio parere, anche seri studi sull’habitat bentonico, E non bastano gli studi meteomarini per affermare che siamo riusciti a fermare l’erosione costiera. Certo. a sud di Soverato l’arenile è aumentato di diversi metri ma sott’acqua le cose non stanno così. Progettiamo e costruiamo non pensando al patrimonio biologico e archeologico che il nostro golfo ha racchiuso sotto qualche metro d’acqua. Un patrimonio ineguagliabile e unico che non abbiamo saputo gestire e utilizzare a vantaggio della comunità. Abbiamo pensato più alla spiaggia degli ombrelloni che alla tutela del patrimonio archeo-naturalistico. Ci siamo fatti scappare un finanziamento europeo di 500 mila euro per i parchi naturali, pur con tanto di cda e presidente ben remunerati a gestirli. Oggi alla vigilia della notte dell’Ippocampo il mio amico Hyppo (“Pippo” per i sub e gli amanti del diving soveratese) ha un forte mal di testa e forse non uscirà sabato a festeggiare con il suo amico peperoncino. Ci sarà comunque nei piatti distribuiti negli stand e forse lo vedremo al collo di qualche signora.

Oreste Montebello

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