Morte Franco Nisticò, condannato un medico. La famiglia: “Giustizia è fatta”.

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Franco Nisticò
immagine: Weboggi

Ieri il Tribunale di Reggio Calabria in composizione collegiale (presidente Natina Pratticò, giudici a latere Mattia Fiorentini e Giorgia Castriota ha condannato a 2 anni di reclusione, condizionalmente sospesa, la dott.ssa Gaetana Morace, riconosciuta colpevole dei reati di omicidio colposo e di rifiuto di atti d’ufficio in merito alla morte di Franco Nisticò. Il Tribunale le ha comminato, inoltre, la pena accessoria dell’interdizione temporanea della professione per la stessa durata della pena principale, condannandola al risarcimento del danno subito da tutte le parti civili, nonché al pagamento, in favore delle stesse, di una provvisionale.

La lettura del dispositivo della sentenza è arrivata nella tarda serata di ieri, martedì 10 novembre 2015, all’interno di un’aula del Cedir di Reggio Calabria, dopo la requisitoria del pm e le discussioni dell’avvocato Marco Sinopoli, difensore dei familiari di Nisticò, costituiti parte civile, e del difensore dell’imputata, e dopo una lunghissima Camera di consiglio. Ieri sera, quindi, si è chiusa una lunga fase processuale, dopo quasi cinque anni e trenta udienze, il cui esito ha confermato in toto l’impianto accusatorio del pubblico ministero Sara Amerio, che per l’imputata aveva richiesto una condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione. La sentenza arriva a quasi sei anni dalla morte di Nisticò, il 19 dicembre del 2009, quando l’attivista fu colpito da un arresto cardiaco a conclusione del suo intervento sul palco della manifestazione nazionale “No Ponte”, in Piazza Chiesa a Cannitello di Villa San Giovanni. La dottoressa Morace – che al momento del malore del Nisticò si trovava, a bordo dell’ambulanza “Riva 4”, di tipo A (l’unica dotata di defibrillatore), a circa tre chilometri di distanza, in Viale Italia, nei pressi della stazione ferroviaria di Villa San Giovanni – era accusata di aver cagionato il decesso dello stesso per colpa dovuta a negligenza.

Secondo la ricostruzione accusatoria la dottoressa, infatti, si sarebbe “rifiutata, benchè tempestivamente e ripetutamente richiesta, di intervenire urgentemente con la citata ambulanza in località Cannitello”, dove si trovava Nisticò in arresto cardiaco. Una condotta che di fatto avrebbe privato Nisticò dell’unica manovra rianimatoria efficace per consentire la ripresa dell’attività cardiaca, costituita dalla defibrillazione”». Soddisfazione per la famiglia Nisticò, che fin dal primo giorno ha condotto la battaglia processuale con forza e determinazione, per illuminare di verità e giustizia la tragica morte del compianto Franco Nisticò, da tutti conosciuto per la passione politica e le battaglie combattute in favore della messa in sicurezza ed ammodernamento della SS106, oltre che dei diritti e bisogni delle popolazioni del Sud. Un battagliero attivista che ha dedicato tutta la sua vita all’impegno civile.

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