Soverato, spiagge: nuovo no Ue su concessioni balneari senza gara. Riccio: “Pronti alle barricate”.

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Foto pagina fb "Non venite a Soverato"

“Abbiamo fatto grossi investimenti negli ultimi anni e ho già pagato l’imposta per la concessione fino al 2020, quindi non sarebbe accettabile un dietrofront del governo italiano e la regione Calabria si dovrebbe attivare per difenderci, come già fa la Liguria che è sulle barricate”. Questo il commento di Salvatore Riccio, presidente associazione operatori balneari di Soverato, all’indomani della sentenza della Corte europea che boccia le proroghe automatiche al 2020 delle concessioni agli operatori balneari, che erano state previste dal governo italiano. Secondo la Corte di giustizia europea, incaricata del rispetto del diritto comunitario da parte delle legislazioni statali, le concessioni insomma devono andare a bando e non possono rimanere bloccate nelle stesse mani attraverso proroghe infinite, in modo da assicurare la libera concorrenza nel mercato europeo.

La Corte osserva in particolare che “certamente l’articolo 12 della direttiva servizi consente agli stati di tenere conto di motivi imperativi di interesse generale come la necessità di tutelare il legittimo affidamento dei titolari delle autorizzazioni in modo che essi possano ammortizzare gli investimenti effettuati””. Tuttavia – aggiungono i giudici – considerazioni di tal genere “non possono giustificare una proroga automatica, qualora al momento del rilascio iniziale delle autorizzazioni non sia stata organizzata alcuna procedura di selezione”.

Per i circa venti lidi soveratesi, e in generale per trentamila stabilimenti balneari italiani, si profila una possibile messa a gara della concessione, con la perdita dei relativi posti di lavoro dell’azienda, che a queste latitudini è quasi sempre a conduzione familiare? “Su una ventina di lidi del litorale cittadino la maggior parte ha la concessione fino al 2020, proroga automatica a parte, e solo qualcuno ha la scadenza al 31 dicembre 2016. Certo per questi ultimi la situazione di incertezza che si potrebbe creare fa un po’ paura, e in generale siamo tutti un po’ preoccupati, perché l’orientamento europeo non tiene conto delle specificità del settore balneare italiano, caratterizzato da investimenti fissi sulle strutture e servizi al cliente che altrove non esistono”, continua Riccio.

“Sentiremo ora i sindacati di categoria (Fiba e Sib le sigle alle quali sono iscritti la maggior parte degli stabilimenti, ndr) per interloquire con la Regione e seguire la strada già segnata da regioni come Liguria ed Emilia Romagna, che intendono pressare il governo perché vada a Bruxelles a far valere le ragioni del comparto italiano e tutelarlo”, conclude Riccio, aggiungendo che i gestori devono ovviamente “impegnarsi a offrire posti di lavoro di lunga durata, qualità del servizio e adeguamento delle strutture alle normative ambientali e paesaggistiche”.

Teresa Pittelli

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